Andrea Semplici
A piediIn evidenzaItaliaRaccontiRacconti di viaggioSenza categoria

Cammini istriani.7/Fazana-Banjole, la prima volta a Pola

Il piccolo porto di Fazana

Caffè Miramar, come altro potrebbe chiamarsi? Va così, prove di stagione estiva, i commercianti azzardano bancarelle, cappelli di paglia, magneti e ciabattine. Che cominci il gran festival del turismo. Un escavatore sta costruendo la spiaggia di ghiaino, si lustrano i portaombrelloni, le mamme fanno le ultime passeggiate tranquille con i neonati dell’inverno. La villa dell’antico Maresciallo è indifferente, silenziosa sulla costa della sua isola, ha capito che lui non tornerà. Il mare non accenna nessuno movimento. E noi scegliamo un lungomare per andare ancora più a Sud. La prima volta a Pola. Geografia di campeggi, fra cui quello dei vigili del fuoco. Un uomo si allena nella domanda che ripeterà un milione di volte, questa estate: ‘You need a boat?’. È buono il caffè del Miramar. E Mate Parlov continua a tirar di box ai limiti della pineta, qui aveva scelto di vivere, il più grande pugile croato. Tappa strana, abbandoniamo il mondo selvatico e vediamo srotolarsi il futuro. Si guarda attorno spaesato anche il ragazzo che ha scritto sul muro di una villa: what are we going to do with all this future? Non ho una risposta ragazzo, se salta per aria Zaporizhzhia, siamo davvero vicini. C’è un futuro? Guardo il mare, nel caso ci fosse un futuro. Ma davvero non ho idea quale sia il mio posto nel tempo che mi resta.

 

Intanto qui, costa istriana subito a Nord di Pola, tutto è pronto per l’estate: raccolta differenziata di rifiuti, spiaggia per cani, spiaggia per bambini, scivoli, minicampi da golf, case mobili per le famiglie in arrivo. Perfezione. Cos’è che non mi piace, che mi spaventa? Anche Christiana è stata chiusa.

Cosa scriveva Miguel Benasayag? L’epoca delle passioni triste…dai, cammina, non ci pensare, un sguardo alle barche nei rimessaggi, i ragazzi dei campeggi, il sole bello e un piccolo vento che aiuta i passi. Le lacrime appena dietro le ciglia.

La spiaggia per i cani

Si sfiora le case mobili della colonia dei vigili del fuoco e si attraversa un villaggio turistico degli anni del comunismo.

Entriamo in un grande campeggio, ma non troviamo un’uscita. Retromarcia e breve salita sul colle marino di Śtinjan. Paesi davvero in attesa dell’estate. Supermercato, succo di mela e formaggio. Panchine. Due vecchi che parlano gesticolando, arriva un terzo uomo, si salutano: ‘Buon giorno, gran compare’ e poi parlano uno strano croato. Sembrano attori. Purissimo ‘amici miei’. Birra. Uno di loro ha in mano un mazzetto di asparagi.

Si sale ancora, zona residenziale, via Trsine, ogni casa è un apartmant. Oppure: sobe, camera. Nessuna sotto le tre stelle. Deviamo per il paese vecchio, c’è una piccola cappella e dentro una bella statua antica di Antonio, con il suo libro e i gigli bianchi. Non c’è il Bambino. Tocco la statua. In queste terra Antonio è una presenza defilata, discreta, come se dicesse: ‘Io ci sono’. Fabio, da Torino, mi scrive che questa era provincia francescana.

Antonio a Stinijan

 

La base militare abbandonata

Finalmente usciamo dai paese. Per poco. Percorriamo ulica Pelini e poi ulica Vallelunga. Si scende. Il campanile della chiesa di Pola appare oltre la linea degli alberi. Sfioriamo le rovine abbandonate di una grande area militare. Entriamo dal cancello. Qualche passo fra edifici sventrati. Inquietante, i graffiti senza fantasia. Come usavano questa grande stanza. Pola ha sempre attratto generali e colonelli. Vienna ne fece la sua base militare marina. Penso anche Roma e Venezia, ma non ho studiato. Non riesco a immaginare gli anni del fascismo, della guerra. Dovrò leggere, sapere.

Arrivo a Pola, corsia per mamma e bambina. E io dove cammino?

 

La stazione di Pola

Ingresso a Pola. Scalette malmesse per scendere da un viadotto e atterrare sulla strada che conduce al cuore della città, alla grande Arena romana. La gamba destra si incricca. Dolore. Cartelli sconsigliano ai turisti di cercare parcheggio nel centro di Pola, moral suasion. Passiamo davanti a un immenso silos e dall’altra parte della costa, ci sono gli edifici dell’aerea militare abbandonata. Il ‘900 ha lasciato tracce invadenti a Pola. Oggi il silo è una sorta di cartellone pubblicitario di Eurospin ed è colonizzato da antenne e ripetitori. Case austro-ungariche, in cattivo stato e belle; condomini comunisti da grigiore sovietico, architetture fasciste. La storia attraverso l’arte del costruire. La stazione ferroviaria, protetta verso il mare da un profumata siepe di alloro. Mi piacerebbe partire da qui. O, meglio, arrivare qui. Pietre romane spuntano ad ogni angolo. È bella Pola. Appare giovane.

L’Arena

 

Pola

L’Arena conquista la scena. Leggo che è il sesto più grande anfiteatro romano per grandezza. Quaranta anni per costruirlo ai tempi di Augusto. Vespasiano volle ingrandirlo, dicono per compiacere la sua amante, Cenis, una liberta istriana, già segretaria di Antonio. Grande donna.

Ho sete. Birra di fronte all’Arena. La cameriera arriva con un tovagliolo e me lo porge: devo essere malridotto, mi dice che è bene che mi asciughi il sudore. Ha pensato a me. Ho anche fame, in panetteria una mezza baguette con prosciutto cotto. Non lo dite alla mia dietologa. I ragazzi sciamano da scuola, un bel viale alberato, caffè e bar, affollati e felici. Compro una cartolina, un euro e mezzo, sì, il passaggio all’euro ha fatto impazzire i prezzi. Sfioriamo il campo di calcio, la curva dei ‘Demoni’ e usciamo dalla città. Verso Valdbeck.

Adesso sfilano paesi che vivono del turismo.  Vintijan, Vinkuran e infine Banjole. Ogni casa ha stanze e letti e bagni e anche piscine per i turisti. Monumenti con la stella rossa. Un ragazzo sa cosa significa?

Ultima, intrigante sorpresa. Una montagna fatta a fette. Le antiche cavae romanae, con le sue pietre è stata costruita l’Arena. E, ancora oggi, qui si ritrovano scultori per giornate da artisti. Tracce di scalpello ovunque, corpi ancora imprigionati nella pietra. Aspettano la libertà. Pareti alte quaranta metri. I romani erano superuomi e supercavatori.

Cavae Romanae

Nella piazzetta di Vunkovar, due bambini giocano sotto la stella rossa del monumento, si sale per una strada sterrata, si attraversa un piccolo bosco, un ultimo tratto di strada bianca, dobbiamo raggiungere Banjole dove ci aspetta un ragazzo che sta tagliando il prato. Bella piscina, l’acqua riflette la luce del sole. Carla fa il bagno, non ho altrettanto coraggio e vergogna del mio corpo.

Infine, serata. Il cameriere mette le mani avanti: solo pesce e niente carta di credito. Cash only. Il pesce è ottimo, pasta con i canestrelli, dolce mascarpone e fichi. Possiamo essere contenti. Tavolata di vecchi amici, tedeschi e inglesi. Esperti di vino, a quanto pare: fanno oscillare i bicchieri, guardano in controluce, assaggiano a piccoli sorsi, brindisi. Un buon posto. I tedeschi tirano fuori biglietti da cento euro per pagare. Il rombo aveva un aspetto da desiderio.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.