Andrea Semplici
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Diario dei dettagli/1

Vico Primo

Domenica

Aggiro il Corso. Questa mattina ho fretta. Non amo camminare sui marciapiedi di via Lucana. A Matera si rinuncia con difficoltà alle auto. Per mezzo chilometro si prende la macchina. Ma questa volta, via Lucana ha una sua generosità. Il mio fisioterapista (viva Ciccio, mi ha rimesso in piedi due volte) dice che cammino a spalle in giù: ‘Alza la testa, guarda l’orizzonte’. Questa volta il mio ostinato guardare per terra ha donato una sorpresa: accanto alle grate di uno scolo per l’acqua, c’è un tondo metallico. Non sai mai perché un dettaglio attira la tua attenzione. Ho una collezione (dispersa, al solito) di oggetti trovati per terra: dico sempre che vorrei fare una mostra di ‘oggetti trovati per terra’ (la fece Bruno Munari negli anni ’60), mi date una mano? Il piccolo oggetto di metallo (oggi c’è google: 960 millesimi di rame e 40 millesimi di stagno) ha chiaramente una spiga d grano (sono due, in realtà) e un aratro. Sono dieci lire…

(leggo, sempre su google, che ci sono monete da dieci lire con errore di conio che valgono tremila euro. In realtà, la ‘mia’ monetina è del 1975, usata, non più di un euro).

Cammino fino alla Nunziatella giocando con la moneta, un equilibrio fra pollice e indice. Mezz’ora di allegria.

Mattina di dettagli. Mi fermo all’edicola. Davanti a me una donna. Slava. Forse moldava. Ha un fogliettino in mano, lo porta davanti agli occhi, legge: ‘Corriere della Sera’. Poi gira il pezzetto di carta: ‘Oggi….ultimo’. L’edicolante porge giornale e rivista. ‘È di oggi?’. Oggi di oggi. L’uomo cerca di spiegare: ‘È un settimanale. È uscito ieri’. La donna cerca di afferrare, vuole essere sicura. Poi chiede: ‘Scontrino’. ‘È un edicola, non abbiamo scontrini’. Non so se la donna (una badante, immagino) sia convinta. Prende i giornali sotto braccio. Se ne va.

Quella mattina

 

Lunedi

Esco di casa e incontro due vecchi. Non ho più paura della parola (non è vero: ne ho paura, eccome). Lei ha le stampelle, lui la sostiene. Si fermano, lei chiede: ‘È il nuovo? Come si trova? Noi stiamo là’. E indica il vico. Non li avevo mai visti primi. Sono gentili. Maria e Nicola. Dico: ‘A volte bene, a volte non troppo bene’.

Noto l’assenza di donne fra i musicisti del jam. Noto l’assenza di donne nei tardi pomeriggi del presidio.

Ascolto le poesie scelte dai ragazzi (dio mio, come sono belli): Catullo, Shakespeare, Aristofane, Oscar Wilde, Elsa Morante, Alda Merini

Exist is to resist

 

Martedì

L’ortolano di Monte sorride, un sorriso che spunta dal cappuccio carnevalesco. Parla con un vecchio. ‘Sei in pensione dai 53 anni?’. Un po’ di invidia. L’uomo cammina con un bastone, ha il sacchetto della verdura. Ha fatto il contadino e il trasportatore. Anche lui ha qualcosa che assomiglia a un sorriso: ‘Sono malato. Per questo sono andato in pensione. Una malattia rara, a Matera siamo in due ad averla’. L’ortolano non è convinto, sa che lui la pensione non l’avrà. Mi piace molto il banchetto degli ortolani di Monte, ci sono sempre ottime verdure (ho comprato i pomodori per la prima volta, quest’anno), pomodori verdi, dal sapore aspro e buono. Non invidio il vecchio della pensione.

‘Buona Vita’, Sergio mi saluta, come fanno gli amici del Costa Rica.

Non sappiamo come travasare la latta dell’olio di Ferrandina alla bottiglia scura che ho comprato da SuperMimmo. Facciamo maldestrie. Alla fine, olio in una scodella.

Matera?

 

Mercoledì

Istruzioni per consegnare una busta a un medico dell’ospedale: rivolgersi alla ‘reception’. Niente da fare: ‘Vada agli ambulatori’.

Gli ambulatori alle 13 sono vuoti. Lungo corridoio. Infermiera al tavolinetto che fino a Natale smistava i pazienti. ‘No, io non c’entro niente, sono all’oculistica’. Non prende la busta. Vada al reparto.

Ho esperienza, ma dimentico. Chiamo il medico. Mi faccio rispiegare dov’è il reparto dove pure ho soggiornato di recente. E come si entra in un reparto. Porta chiusa: ‘Altrimenti è una sfilata. Citofoni’. Va trovato il citofono. Venti metri prima della porta, di lato a un’altra porta. ‘Cosa vuole?’. Spiego. Riattacca senza dirmi né sì, né no. Mi rimetto davanti alla porta. Il mio infermiere quasi preferito. Di corsa arrivano due infermiere, vogliono approfittare della porta. Scherzo: ‘Vorrei chiudervela, così capite’. Questa volta sorridiamo in tre. Spero che la busta arrivi al medico. Ci tengo.

Co/Living, Co/working, Co/housing…e fuori dalla porta un bel cartello a pennarello: ‘Mercatino’. Magari per davvero è possibile che i linguaggi si saldino.

Il tulipano si è aperto. Perderà i petali. E’ stato bello

 

Giovedì

Questo non è un dettaglio: nostro ‘figlio’ africano, anzi afar, si sposa. Abbiamo un matrimonio a cui andare. Non posso morire ancora.

Giovanni apre il suo ristorante alle 13.14. E dice: ‘Allora metto su l’acqua’. Mi piace questo: ‘Metto su…’. E poi aggiunge: ‘E che problema c’è?’. Sono orgoglioso di portare amici a mangiare gli spaghetti alla San Giovannino. R. dice: ‘Era tanto tempo che non mi portavano una porzione da camionista’.

Il tulipano nella stanza della luce si sta aprendo. Devi fare in fretta, piccola

Venerdì.

Le macchie dell’età sul tuo viso.

Aprire il letto nella stanza del cinema.

I tulipani hanno aspettato. (come mai tutti hanno tulipani? Sarà la stagione)

Cinque nuovi scatoloni. Provenienti da un sottoscala.

Winter Matera

 

Sabato

Per un po’ si tengono aperte le finestre.

‘Se non provi qualcosa che non puoi descrivere allora che senso ha?’

Nei titoli di coda di ‘Dieci Minuti’, film minimalista di Maria Sole, appare una produttrice (forse) che si chiama Frewini. Un paese sulla strada per il Gheralta Lodge. Un ragazza, una giovane partigiana eritrea che fu nella mia scorta nelle zone liberate del paese, si chiamava così: timidissima, con un khalashnikov a tracolla. Frewini, suona così bene…

Due ragazzi camminano per il corso con una bandiera palestinese sulla spalle

Le dieci lire

Domenica

Il sole raggiunge per la prima volta tutto il terrazzino. Per un breve momento.

Ho spento il riscaldamento, la tentazione della maglietta.

Un uomo mi guarda con sospetto, due cani da caccia fremono accanto a lui: ‘Ha cani?’. Lo rassicuro

 

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