La Rotta dei Due Mari/Il cammino degli orti. Da Polignano a Castellana Grotte

E’ la seconda volta che ri/comincio da Polignano a Mare. Incrocio le dita. Lo scorso anno, sempre a gennaio, solo la prima tappa. Fino a Castellana Grotte. Ho ripetuto il cammino. In compagnia. Abbiamo perfino perso le tracce (come è stato possibile?), salvo ritrovarle un chilometro più avanti.
Dopo l’emorragia, l’Esa, l’emorragia sub-aracnoidea e due fratture di femore, ricominciai a camminare davanti a quel mare a cui Domenico Modugno volta le spalle. Forse per meglio volare. Quest’anno dopo una più semplice e complicata ernia ombelicale. Mi sono tolto il cerotto solo prima di mettermi sulle spalle lo zaino. Ho guardato la cicatrice, non ho trovato l’ombelico, chissà dove è finito. Ora non ho tempo. Freddo, sono stanco, orgoglioso di questi 38,912 passi, a fine sera 25,4 km. Dai, l’ultimo chilometro è stato infinito, i muretti a secco sono un grande compagnia. Come i campi dei finocchi e le distese del prezzemolo. E i colori pastello delle grandi case di campagna.


I primi passi posso copiarli da quanto scritto lo scorso anno? Mica devo chiedervi permesso. Sono felice di ritrovare Beppino. Nel suo bar. Gli porto la fotografia scattata un anno fa. Questa volta è vestito di bluette, giacchetta e cravatta bluette. E il suo sorriso come un’onda da surf. La birra offerta da Mimmo (Cosimo, coltivatore di 90 quintali di patate) divisa in quattro. Beppino ha il suo bicchiere. Il teatro dei suoi clienti alle prese con il Tressette. Il bar di Beppino è ‘senza trucchi. Ritagli di giornale, manifesti di concerti, cartoline appese dovunque. Un museo cartaceo degli ultimi sessanta anni di Polignano. E un biglietto che avverte: ‘Cellulare fra poco’. L’orgoglio di stare fuori dai palcoscenici superaffollati. Un po’ di sano snobismo popolare. Ecco, ora non partirei più. Rimango qui a passare un giorno di gennaio con Beppino’. Ci dice che ha avuto un nipote e mi offre un Padre Beppe in un bicchierino d’argento.

Scopriamo anche la trattoria Comes e i suoi cavatelli con le cozze. Vale la pena.
E poi c’è Gaetano. Il grosso Gaetano che non fa più il cuoco e ha sistemato con dignità un appartamento. Per ospitare i camminatori dei Due Mari. Prepara colazioni sontuose e se ne intravede la passione. Dovrebbe provare a camminare dall’Adriatico al Tirreno. Vorrei assaggiare il suo riso, patate e cozze.
Al mattino, saluto d’abitudine e di affetto a Domenico Modugno.
‘Al mattino, con il cielo di nuvole basse, mi passa del tutto il malumore: Polignano con luci spente è molto più bella dello sfavillio disneyano della notte. Andiamo a guardare il mare. ‘Chissà a chi è venuto in mente di lasciarlo così, con le spalle al mare e gli occhi verso i condomini. Domenico, io mi sarei arrabbiato. Come si fa a ‘volare’ verso la linea delle palazzine? La statua è bella’. Lo scorso anno scrissi: ‘Questo cammino va fatto’ e pensavo al ferro che mi tiene assieme la gamba destra. Quest’anno penso alla cicatrice sull’addome. La dottoressa triste ha sorriso quando le ho detto: ‘Guardi, io vado a camminare’. ‘Io non l’ho sentita’. Grazie.


Andiamo. Continuo a copiare, mi è più semplice, va benissimo quello scritto lo scorso anno. ‘Si comincia da via Martiri di Dogali. Vorrei raccontare come andò a Dogali, vorrei dire di quel ponte, su un wadi eritreo, che più volte ho percorso. Vorrei leggere in pubblico, a voce alta, ‘Tempo di uccidere’. Vorrei dirvi: io a Dogali ci sono stato e so cosa è successo laggiù. Eravamo noi gli invasori. Camminiamo verso la periferia di Polignano. Qui dovrebbero venire i turisti, per vedere pezzi di Puglia. Usciamo dalla città, ruotando attorno a un grande magazzino. Via Conversano, scavalchiamo un viadotto, pericoloso per chi cammina. E subito dopo giriamo a sinistra per la strada comunale Marinesca. Le indicazioni blu e rosso (i colori del Taranto) della ‘Rotta dei due mari’ci hanno condotto, senza incertezze, nelle campagne di Polignano. Una freccia a onda, simile al simbolo di uno spermatozoo, risolve ogni indecisione. Hanno fatto un buon lavoro i creatori di questo cammino. Devono essersi divertiti’.
Ero più bravo lo scorso anno. O, forse, ero meno stanco, più giovane. Ora non scrivo nemmeno la verità. Quest’anno siamo davvero partiti dal mare. Abbiamo nello zaino un sassolino bianco. Dono della Rotta (e di Gaetano, dobbiamo portarlo fino allo Ionio). Un avvio di cammino fra cactus, agavi e falsi banani.



Ancora taglia-incolla: ‘Dopo il viadotto, giriamo a sinistra. Lasciamo il traffico, ecco gli stradelli della Puglia rurale. Le strada ‘comunali’. Sfioriamo piccoli campi coltivati a insalata verdissima. Disegni geometrici perfetti, rettifili paralleli. Olivi sontuosi formano sculture bellissime. Sono come giganti di legno con fronde scapigliate. Ci sono piccoli vigneti e alberi di ciliegio. Terra fertile, paese contadino. Voglia di mangiare un cespo di insalata. Troviamo, abbandonati, piatti bellissimi. Ce ne portiamo dietro qualcuno. I muretti a secco sono sempre una meraviglia di land-art’. Quest’anno mi accorgo delle cime di rapa (già raccolta e ora in fiore), delle distese di prezzemolo, dei cavoli neri (una new-entry toscana), dei cavoli. Ma la prima donna è sempre l’insalata verdissima disposta in geometrie sfolgoranti. E poi una campagna di cipollotti. Un ciclista mi dice che non posso portarla via, ma se voglio mangiarla qui, mi sarà consentito. Ammiro le forme degli olivi antichi. Come fare a proteggerli? I muretti a secco mi commuovo: la fatica degli uomini.
Passa un’automobile: ‘Buon cammino’. Vuol dire che La Rotta è conosciuta.
Un beagle cucciolo ci salta incontro e viene con noi. Per fortuna ha la piastrina a forma di osso. Laura chiama i suoi padroni. Vengono a prenderlo. Non riusciranno a tenerlo fermo. Ha voglia di esplorare, dovranno insegnargli le vie di casa.

‘Cani gentili, un bellissimo lupo peloso – anche questa volta si prende un po’ di carezze -, e cani arrabbiati e diffidenti. Il lupo gioca con le mani di Daniela e i dobermann sul tetto di villa Ginevra scatenano anche quest’anno la loro frustrazione. Ci posso solo minacciare abbaiando al cielo. Gli altri cani ci osservano dietro ai recinti delle masserie e delle ville della campagna. Villa Grassi conserva il suo struggente rosso pugliese’.


Al termine di una salitella, l’invito a voltarci indietro e salutare il mare.
Strada comunale Marinesca, più avanti a un trivio, diventerà per noi la strada comunale San Cosimo.
In un campo oltre una rete, c’è un forno semovente per pizze. Non sa raccontarmi la sua storia, l’ultima volta l’ho visto in funzione a Genova, su quel maledetto lungomare (ma le pizze degli Elfi erano niente male). Teli a terra come a raccogliere le olive ancora sugli alberi. Gli olivi sono contorti, aperti, storditi dai loro anni. Alcuni olivi, nei decenni, si sono avvicinati gli uni agli altri, per poi invecchiare assieme. La campagna mi sembra più pulita dello scorso anno. Meno lavatrici abbandonate, meno frigoriferi, ma ancora troppo ingombra di televisori a pezzi, forni, pneumatici, sacchi lacerati…dai, continuiamo a ripulire.
Perdiamo le tracce. Come è stato possibile. Siamo in sei, tutti distratti? Googlemaps ci rassicura. Prima confondiamo Castellana con Conversano. Poi troviamo un nostro cammino. Ritroviamo i segni. Mangiamo un panino al freddo che adesso ci circonda.



Ecco, i trulli. Costruzioni bellissime, che a noi appaiono assurde. A volte sono una fila di tre, altri trulli stanno per crollare, altri ancora ben restaurati. Un trullo solitario, non il più bello, è accerchiato dalle calendule in fiore. Un resort pretende di essere ‘creative’. Le masserie sono immense, squadrate, imponenti. Hanno colori di campagna. Ricordavo la comunità terapeutica fra gli olivi. I loro asini.
Contrada Bellasora. Un furgoncino con su scritto ‘coltiviamo con passione’ fa una giravolta per venirci a salutare. ‘La Rotta dei Due Mari?’. Ci dà indicazioni. Ancora un’ora di cammino. Il ragazzo ha l’aria sorridente, gli occhiali e la fede al dito. Ci incoraggia. Dobbiamo avere l’aria stanca. L’ultima ora e mezzo di cammino è faticosa. Le mie gambe rallentano.
I nomi lungo il percorso diventano una fantasia: Serra dei Grassi e poi Monte della Vecchia, Masseria della Zingara. Sono le quattro e trenta, ecco Castellana.
Non ricordo dove è il bar Pineta con le sue statue psichedeliche. Andiamo in piazza. Caldarroste e vino Fanove. Qualcosa di meglio della pizza? Se solo non facesse così freddo.


